Iva Zanicchi: “Pentita di aver fatto politica. Vorrei tornare a Sanremo”

Mi sono pentita di aver fatto politica e non lo rifarei, anche se ci ho creduto, ho dato l’anima, l’ho fatto con passione e impegno ma non mi hanno presa sul serio”. Così Iva Zanicchi ai microfoni di Radio2 Rai durante il programma I Lunatici, ha commentato gli anni da Eurodeputata prima per Forza Italia e poi per il Popolo della Libertà:

E’ difficile essere credibili quando si viene dal mondo dello spettacolo. Devi faticare dieci volte tanto. Il primo anno mi chiamavano zingara, il secondo Iva, solo l’ultimo anno anche onorevole. Mi sono impegnata in politica con amore ma in Italia non ti perdonano, se sei una cantante devi fare la cantante, se sei un politico devi fare il politico. 

 

E a proposito di questa scelta la Zanicchi racconta:

Ho fatto politica per vendicare mio padre. Era un uomo di poche parole e a Ligonchio, dove sono nata, votavano tutti Dc o Pc. Le donne e i malati votavano Dc perché il prete gli diceva che altrimenti sarebbero andati all’inferno. Gli uomini votavano Pc perché se ne fregavano. Mio padre invece era un social democratico. Gli chiesero di candidarsi, lui provò a rifiutare ma poi accettò la proposta. Prima delle elezioni si mise a contare i voti che avrebbe preso, tra moglie, parenti, e amici. Pensava di arrivare a quindici voti, invece ne prese uno. Uno di numero. Dopo il conteggio elettorale arrivò a casa e rivolgendosi a mia madre le disse ‘brutta bestia, nemmeno tu mi hai votato’. Lei gli risposte ‘e ti credo, non vado all’inferno per te.

Poi su Salvini:

L’ho conosciuto quando ero europarlamentare. E’ un gran lavoratore, un combattente. E poi non scandalizziamoci. In campagna elettorale ha detto delle cose, ora cerca di attuare ciò che ha promesso ai propri elettori. Io non l’ho votato, ma chi l’ha votato dovrebbe essere felice, prova a realizzare ciò che ha detto. Lasciamolo lavorare, vediamo poi cosa potrà realizzare.

 

Recentemente una sua battuta sul razzismo aveva suscitato scalpore:

Quando ho detto che noi italiani in fondo siamo tutti un po’ razzisti si sono scandalizzati, ma un po’ di razzismo c’è. Gli italiani che abitavano al sud e andavano a lavorare al nord come venivano accolti? Non certo bene. E cos’era quello, se non razzismo?

 

Infine Ia cantante ha fatto capire di essere pronta ad andare al Festival di Sanremo:

Quest’anno, saranno 50 anni dalla vittoria di ‘Zingara’ al Festival di Sanremo. Per ora non mi ha contattato nessuno dal Festival, ma aspettiamo, si fa sempre in tempo. Se vado, partecipo alla gara, non mi piace essere ospite. C’è una canzone pronta ed è un pezzo bellissimo. Bacalov prima di morire mi aveva promesso una canzone. Me l’ha mandata, me l’ha scritta ed è emozionante. E’ una bellissima canzone. Forse meriterebbe questa possibilità.

«Vorrei tornare un’ultima volta a Sanremo»

Iva Zanicchi è attualmente giudice del programma ‘Tu Si Que Vales’

MILANO – Iva Zanicchi ha rivelato di voler tornare almeno per un’ultima volta sul palco del Festival di Sanremo.

La cantante è ora impegnata come giudice nel programma ‘Tu si que vales’, che va in onda su Canale5, dopo aver preso il posto che fino alla scorsa edizione era occupato da Mara Venier, ma tra i suoi sogni c’è proprio quello di rimettere piede sul palco più famoso della musica italiana.

«Il Festival di Sanremo è ancora nei miei progetti: per me è come tornare a casa. Mi piacerebbe fare un ultimo festival, chiudere così», ha raccontato la cantante in una lunga intervista rilasciata al settimanale ‘Gente’, nel numero in edicola da domani venerdì 12 ottobre.

«Ho la canzone, è bellissima. L’ha scritta Luis Bacalov poco prima di morire. Me l’ha regalata», ha aggiunto Iva che dopo nove anni di assenza dall’Artison si sente nuovamente pronta a calcare la scena sanremese.

Dal 1965 e per ben dieci anni di seguito, esclusa una sola edizione, la cantante fu protagonista della manifestazione canora e la prima vittoria per lei arrivò nel 1967, quando cantò il brano ‘Non pensare a me’ in coppia con Claudio Villa. Il vero successo per la Zanicchi però fu quello di ‘Zingara’, pezzo presentato due anni più tardi.

La vita di Iva Zanicchi a teatro

Iva Zanicchi apre in Umbria il tour  “Una vita da Zingara”. L’appuntamento con la data zero è per il 2 novembre alle 21 al teatro degli Illuminati di Città di Castello che ospiterà lo spettacolo sulla vita e sulla carriera dell’artista. La serata di anteprima del nuovo tour è promossa da Sogepu con il patrocinio del Comune. Il pubblico tifernate avrà il privilegio di assistere per primo allo show con cui Iva Zanicchi racconterà se stessa e il suo percorso professionale attraverso la formula del teatro canzone, alternando brani musicali e dialoghi con gli spettatori, tra immagini, ricordi familiari, aneddoti. I biglietti, già disponibili in prevendita (info 348.6415231 e segreteria@sogepu.com), potranno essere acquistati al costo di 15 euro per la platea e per i palchi centrali dei primi tre ordini e al costo di 10 euro per i palchi laterali e del quarto ordine. I tagliandi prenotati potranno essere ritirati martedì 30 e mercoledì 31 ottobre dalle ore 17  alle ore 19.30 al botteghino del teatro degli Illuminati, che sarà aperto giovedì 1 e venerdì 2 novembre, nello stesso orario, per la vendita dei biglietti rimanenti.

il ricordo di Aznavour- Iva Zanicchi

La cantante italiana Iva Zanicchi, che ha dedicato un intero album a Charles Aznavour, ieri lo ha ricordato così in una intervista a Giornalettismo: «L’ho conosciuto a Parigi dove andai a sentirlo cantare al teatro Olympia. Dagli spalti si vedeva un uomo piccolo e gracile che, però, sul palco diventava un gigante». La Zanicchi ha raccontato anche di un appuntamento a cena in un locale jazz: «Eravamo entrambi impegnati ma mi propose di uscire una sera per andare a seguire uno spettacolo di jazz. Arrivati al locale, però, scoprimmo che la serata non era proprio come pensavamo noi: nel locale c’era sì la musica jazz, ma di fronte a noi trovammo donne e uomini nudi». Così ha concluso Iva Zanicchi: «La sua musica non morirà mai. È un qualcosa di diverso rispetto a tutto quello che fa successo al giorno d’oggi».

Iva Zanicchi annuncia un tour teatrale “La mia vita da Zingara”

Nei giorni scorsi l’aquila di LigonchioIva Zanicchi, ha tenuto uno straordinario concerto nell’ambito del XX Concorso Internazionale dei Madonnari di Nocera Superiore, in provincia di Salerno, una delle maggiori manifestazioni culturali in Italia, riservate all’arte antica dei madonnari, organizzato dalla Comunità Parrocchiale di Maria SS. di Costantinopoli e dall’Associazione per il Concorso Internazionale del Madonnari “S. Pasquale Baylon” Onlus.
Iva Zanicchi, 78 anni, voce ancora potente e grande presenza scenica che con al sua verve e la sua simpatia ha divertito il pubblico e ha cantato i suoi più grandi successi  Testarda ioLa riva bianca la riva nera, La notte dell‘addio e, naturalmente, il pubblico aspettava che Iva cantasse Zingara, che è stato il brano di chiusura di questo mini live, anticipazione di un tour autunnale che la porterà nei migliori teatri italiani con una straordinaria orchestra, La mia vita da Zingara, questo è il titolo provvisorio. 201805201033-gVobi-img-1115

CARA RAI, PAOLO MERITAVA DI PIÙ

Presentatore, autore, paroliere. E per lei, amico. Iva Zanicchi ricorda Limiti lanciando una frecciata alla tivù pubblica: «Voleva tantissimo Domenica in e non gliel’hanno mai data».

La musica, la televisione e, più in generale, il mondo dello spettacolo piangono Paolo Limiti, conduttore, paroliere, autore tivù e grandissimo divulgatore di memorie collettive, morto questa mattina 27 giugno a 77 anni (era nato l’8 maggio del 1940) nella sua casa milanese.  A LetteraDonna  Iva Zanicchi che nei primi Anni ’70 da Limiti ricevette in dono brani quali La mia sera, Vendetta eAmarlo: «Va via una persona che ha dato tanto al nostro mondo, alla musica e non soltanto. Pur non frequentandoci moltissimo è sempre stato presente nelle mie cose importanti».

DOMANDA: Ci può fare un esempio?
RISPOSTA: Ce ne sarebbero a centinaia. Ricordo quando misi in scena uno spettacolo molto bello con l’orchestra al Dal Verme di Milano, Una voce per le donne, e lui era in prima fila. Lo è sempre stato ogni volta che ero a teatro.
D: Una persone che stimava anche al di fuori del rapporto professionale.
R: Sì. Le racconto una cosa: ero in tournée a New York e avevo dietro mia figlia di 12 anni che doveva rientrare in Italia perché iniziavano le scuole. Ho trovato Paolo e l’ho affidata a lui che se ne è occupato come un padre, accompagnandola a casa e prendendosi cura di lei. Ecco, c’era questo rapporto di stima infinita.
D: Che cosa ha dato Paolo Limiti alla musica?
R: Una serie infinita di grandi successi, perché ha scritto per tutti. Per Mina, ad esempio, è stato un autore importantissimo. Lo stesso per me. Fece una traduzione da Amazing Grace scrivendo una canzone bellissima, La mia sera, che purtroppo ho cantato poco ma era bellissima, con un testo fantastico.
D: E alla televisione?
R: È stato il primissimo a inventare le lunghe interviste in tivù. Io facevo Ok, il prezzo è giusto? e lui mi chiamò dedicandomi una puntata intera in un programma pomeridiano, mandando in onda vecchi filmati, invitando amici e persino la stilista che aveva disegnato i miei primi vestiti per Sanremo. Quella trasmissione lì, che poi hanno copiato tutti, è ancora imbattuta per record di ascolti.
D: Cosa perde il mondo dello spettacolo con la sua morte?
R: Una persona molto capace e colta, sapeva qualsiasi cosa di musica e di cinema. Mai volgare, educatissimo, ironico, carino: insomma, un grande professionista. Sapeva vedere lontano. Mi scusi se sono un po’ polemica, ma lui ha dato tanto alla televisione italiana, alla Rai in particolare, e l’unico grande rammarico è che non ha ricevuto un granché, anche se di fatto lui non si è mai lamentato.
D: A cosa si riferisce?
R: Per esempio desiderava tantissimo fare Domenica in e non gliel’hanno mai data (se non in co-conduzionenel 2004/05, ndr). Mi dispiace molto perché l’avrebbe meritato davvero. Avrebbe potuto fare tantissime altre cose. D’altronde abbiamo visto in questi ultimi tempi come si è comportata la Rai: o sei schierato in un certo modo o sei fuori.

Iva Zanicchi: “Io costretta a cantare col cadavere di Tenco ancora caldo. Poi quella richiesta assurda per soldi”

La cantante, vincitrice del festival nel 1967, anno in cui morì in circostanze mai ben chiarite il grande Tenco, rivela dei retroscena inediti su quel triste evento

Iva Zanicchi: 'Io costretta a cantare col cadavere di Tenco ancora caldo. Poi quella richiesta assurda per soldi'

Ci sono verità sul festival Sanremo che è difficile persino raccontare, soprattutto in tempi in cui della kermesse nazional popolare si parla solo in termini lusinghieri. Iva Zanicchi, vecchia conoscenza dell’Ariston, ha deciso però di rompere il velo di ipocrisia che ammanta troppo spesso la realtà, e in particolare le circostanze della morte del grande Luigi Tenco, omaggiato magistralmente da Tiziano Ferro proprio in apertura dell’edizione in corso. “Mi è sembrata una bestemmia cantare al Festival con il cadavere di Tenco ancora caldo”, racconta in un’intervista a “Il Giornale” quella che non a torto è considerata una delle personalità musicali e vocali più importanti della musica leggera italiana degli anni sessanta e settanta (insieme a Milva, Mina, Ornella Vanoni e Patty Pravo).

“Ecco che cosa ricordo di quella sera”

Iva Zanicchi, vincitrice del festival nel 1967, insieme all’indimenticato, Claudio Villa, narra in sostanza di esser stata costretta dagli autori a esibirsi poco tempo dopo il suicidio del cantante e amico. Ma c’è dell’altro. Cinquant’anni dopo quel tragico evento, la Zanicchi rivela che le vennero addirittura offerti dei soldi per posare sulla tomba di Tenco. Lei, che di quell’artista maledetto era anche una grande amica, a quella assurda richiesta oppose un secco “No”. Era davvero troppo. Ma è anche sulle cause di quella morte improvvisa, che Zanicchi pretende di dire la sua, dicendo ancora oggi no a certa dietrologia che vorrebbe far pensare ad un omicidio. “Ricordo – racconta sempre a “Il Giornale” – quando Tenco salì sul palco, aveva qualcosa di strano, non cantava bene, fissava il vuoto e sembrava agitato. “Ha bevuto qualche whisky di troppo”, dicevano”. Poi l’eliminazione. “Dietro il palco ci siamo scontrati, spalla contro spalla, gli ho detto che mi dispiaceva. Lui se n’è andato di corsa, poche ore dopo era morto”.

Quell’inopportuno “The show must go on”

Il suicidio di Tenco avvenne con un colpo di pistola, nel mezzo del Festival di Sanremo, appunto dopo essere stato eliminato insieme a Dalida con loro brano “Ciao amore, ciao”. In quell’occasione, tanti cantanti in gara, tra cui tata Giacobetti del “Quartetto Cetra” chiesero di interrompere la kermesse. Il loro appello non venne ascoltato e Iva Zanicchi e Claudio Villa, con quel grande dolore nel cuore, si esibirono e vinsero con il brano “Non pensare a me”. Una vittoria che resterà per sempre legata a doppio filo ad un evento triste e a quell’inopportuno diktat “The show must go on“.